L’arte di vedere i dati

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Dall’animazione digitale ai big data il passo può essere breve: Pat Hanrahan ha contribuito a fondare Tableau Software dopo aver varato alcuni anni prima un’altra startup, la Pixar. Un suo allievo all’Università di Stanford, Chris Stolte, aveva scelto una tesi di laurea sulla visualizzazione dei dati. La ricerca è diventata la piattaforma Polaris. E insieme hanno lanciato uno spinoff accademico con un terzo socio, Christian Chabot. 

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Potevano restare in California, ma hanno preferito il trasferimento in una città a elevata concentrazione di imprese innovative, Seattle, per avviare la loro startup che esplorava tecniche di rappresentazione dei dati e di business intelligence. Era il 2003 e avevano anticipato i tempi. Ma il mercato ha confermato la loro fiducia. Durante l’anno scorso il fatturato di Tableau Software è aumentato rispetto al 2011 del 104,6% a 127,7 milioni di dollari: il 70% deriva da licenze e il 30% dall’assistenza. E sbarca in Borsa dove il confronto è con rivali come Actuate, MicroStrategy, QlikView, Splunk. A trainare le richieste da parte delle aziende sono i big data. Secondo la previsione di Idc entro i confini delle imprese le informazioni strutturate raddoppieranno ogni due anni. Anche in Italia gli atenei sono fabbriche di startup capaci di incoraggiare una cultura data driven. È dall’Università di Perugia che parte la storia di Vis4: ha costruito piattaforme per la visualizzazione di big data grazie agli studi in ambito accademico del team guidato da Giuseppe Liotta, professore ordinario di Ingegneria informatica nell’ateneo del capoluogo umbro. Molte startup hanno radici in lunghi percorsi di ricerca scientifica come SpazioDati di Trento Rise che ha il supporto della Fondazione Bruno Kessler e dell’Università di Trento.

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Author: The Round

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