L’illusione di poter trovare tutto sul web

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Da che mondo è mondo, ha scritto David Brooks sul New York Times, la comunità degli uomini si sforza di cercare metodi per prevedere i comportamenti umani. «La matematizzazione della soggettività», ha sintetizzato Leon Wieseltier su New Republic.

 

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Finora gli scienziati analizzavano i motivi per cui la gente fa determinate cose e li elaboravano fino a costruire un modello matematico per prevedere i comportamenti futuri. Ora invece siamo nell’era dei Big Data, quella delle grandi aggregazioni di numeri computabili da super calcolatori, e il modello è cambiato. Non c’è più bisogno di spiegare i comportamenti della gente, è sufficiente osservarli, raccogliere le informazioni, soffermarsi sulla loro ripetizione e infine stimare le probabilità su come si comporterà la gente in futuro. Così, per esempio, l’algoritmo che al primo digitare nella finestra di ricerca di Google anticipa, sulla base delle ricerche altrui, quello che il sistema pensa tu voglia cercare. «Datificare i fenomeni», dice ancora Wieseltier. Big Data è una gran cosa: in effetti, le informazioni a disposizione sono molto utili per prendere le decisioni o, meglio, per aiutare a prendere le decisioni. Ma solo a patto che si sappia che sono informazioni limitate. Big Data non può sostituire il libero arbitrio, non si possono delegare ai numeri le scelte politiche, economiche, sociali. Una vecchia volpe della finanza come George Soros, per esempio, va controcorrente quando fa le sue scelte sui mercati: mentre tutti cercano di intuire le preferenze degli investitori e di anticiparle, lui va alla ricerca dei possibili errori, che ovviamente ci sono, e punta sulle interpretazioni errate della gente per scommettere sul momento in cui saranno insostenibili.

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Author: The Round

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