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Quando a marzo Facebook ha completato l’acquisizione di Oculus VR sono stati in molti a ritenere che l’operazione avrebbe permesso al settore della realtà virtuale, forte del supporto di un colosso come il social network di Mark Zuckerberg, di raggiungere traguardi impensabili. Ma esiste un elemento che, storicamente, è sempre stato fondamentale nello sviluppo di quasi tutti i dispositivi tecnologici: gli utilizzatori.

È il caso di Oliver Kreylos, esperto di video in 3D, che sfruttando gli occhiali Oculus Rift per la realtà virtuale e tre sensori di movimento Kinect è riuscito a costruire un setup in grado di immergere l’utente nella realtà virtuale, permettendogli di vivere quella che può essere tranquillamente definita un’esperienza extra-corporea.

 

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Il risultato è stato estremamente realistico tanto che, nonostante gli arti di Kreylos fossero un po’ sfocati nel corso dell’esperimento a causa della risoluzione relativamente bassa delle fotocamere, lo sviluppatore afferma di aver avuto la sensazione che il suo cervello ritenesse che quel corpo appartenesse effettivamente a lui, tanto da cercare di toccare oggetti che nella realtà non si trovavano davanti a lui.

"Una delle cose che abbiamo notato sin da quando abbiamo iniziato a lavorare con i video 3D per creare avatar ‘olografici’ molti anni fa – ha spiegato Kreylos – è il fatto che, anche con video di bassa risoluzione e qualità, gli avatar vengono percepiti come reali, in un certo senso anche di più di quanto non capiti con quelli di alta qualità ottenuti tramite motion capture. Credo che questo sia correlato al principio della ‘Uncanny Valley’, per il quale video 3D sfocati con movimenti molto simili a quelli reali sono più credibili per il cervello di avatar ad alta qualità che non si muovono nel modo giusto".

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